Biografia - Antologia Critica - Mostre
Guido Palmero è nato a Saluzzo (Cn) nel 1952 dove vive e lavora. Diplomatosi all'Istituto Statale d'Arte, prosegue gli studi presso la facoltà di Architettura di Torino e contemporaneamente si dedica all'insegnamento di Arte e Immagine. Da sempre interessato all'arte in generale: arti figurative, design, architettura d'interni e restauro pittorico (nel 1990 frequenta un corso di perfezionamento ad Urbino specializzandosi nelle tecniche pittoriche). Negli ultimi anni, la sua ricerca espressiva con il linguaggio visivo, lo ha portato a sviluppare uno stile artistico nuovo ed originale, dipingendo su vetro e plexiglass. Si tratta di parabrezza di automobili e di Vespa, che Palmero recupera alla vigilia della loro demolizione e che dipinge sul retro, facendoci apparire i suoi "personaggi". Amici, familiari, artisti, persone comuni, sono visti attraverso la trasparenza del materiale e realizzati con una tecnica particolarmente precisa ed attenta, sbalorditiva e inusuale sia per il supporto sia per la resa formale.
Negli anni recenti ha partecipato a mostre personali e collettive in Italia , Francia, Portogallo e Marocco.
Dal 2004 le opere di Palmero sono in mostra permanente presso la "Galerie Ferrero" 2, rue de Congrès - Nizza (Francia).
PALMERO GUIDO - Salita Pellico n°2 - 12037 Saluzzo (Cn) Italy
palmero.guido@libero.it cell. 335 8012643
Testo critico del catalogo della mostra di Saluzzo 2008
Lampi al parabrise
In Genova per noi Paolo Conte, dopo averci fatto tornare "ai nostri temporali", ci dice che per noi, qui e ora, "il sole è un lampo giallo al parabrise". E ci colloca subito (noi) in ambito, potremmo dire, minimalista (già che ci troviamo a parlare di arte). Sicuramente il Grande Astigiano aveva e ha le sue buone ragioni per dire le stupende cose che diceva in quella canzone. Noi. Quelli della profonda provincia piemontese. Che, però, credo, è simile un po' a tutte le province del mondo. Dove (mi sia permesso citare l'incipit al mio romanzo Nero di Spagna) "non sempre è piacevole nascere e può anche essere difficile vivere".
Bene: per Guido Palmero è tutt'altra cosa. Ben radicato nella sua Saluzzo, fatto il passo nell'agone artistico in età non più verdissima, compiuto un rapido inventario delle forze in campo, ricevuti gli scarsi aiuti possibili, con l'aria un poco sorniona (sembra quasi che chieda sempre: "scusa se mi permetto") e il sorriso sottile ha affrontato un problema artistico non da poco. Basilare, forse: quello della definizione dello spazio pittorico. E' così, c'è poco da fare: ha preso il toro per le corna e nel suo fare pittura ha cercato, con indubbio successo, di calare quella problematica che ha affascinato il mondo e l'arte sin dagli Egizi (e poi, via via, i mosaici dei Greci e dei Romani, il Trecento coi suoi trittici e polittici, le finestre di Brunelleschi e Alberti, gli altari a sportelli dell'Europa continentale e la cornice a cassetta del Rinascimento, via via, sino a tutti quelli che le cornici le hanno dipinte e superate, sino a Seurat, Klee e Mondrian, etc.) nella modernità. Quella più semplice e attuale, ancorché pervasiva e, potremmo dire, quasi ossessiva. Lo Status Symbol per eccellenza della nostra epoca.
Sì: lo spazio della modernità, il perimetro che delimita la figurazione, il campo nel quale si evidenziano figure e sensazioni, stati d'animo e relazioni, glorie e miserie quotidiane è l'AUTOMOBILE. Proprio quello: l'aggeggio infernale che ci accompagna e ci ospita. Nel quale non solo ci spostiamo ma parliamo, telefoniamo, mangiamo, facciamo persino l'amore. Pensiamo, sicuramente. Macinando chilometri, fermi al semaforo, smoccolando in un ingorgo, sussultando nella coda. Rischiando la vita, anche.
Pensatoio, quindi, cucina, tinello, alcova, studio, sala di musica. Talvolta e troppo spesso, ahimé, bara.
E' l'uovo di colombo. E' una verità evidente a tutti. Non so se altri artisti figurativi ci avessero già pensato: tutto è già stato detto e fatto. Quello che contraddistingue il lavoro di Palmero è, probabilmente, oltre alla pensata indubbiamente geniale, il fatto di aver messo al servizio dell'idea di fondo, la sua "tecnica particolarmente precisa e attenta, utilizzata per realizzare fisionomie, gesti e posture capaci di svelare soprattutto le relazioni dei personaggi, a volte anonimi e in altri casi assolutamente noti", come ha scritto Anna Pironti.
Tra mille quadri celebri che potrebbero essere sostegno ed esemplificazione di questo discorso, (quello concernente la basilarità del problema dello spazio pittorico) sarebbe bello poter considerare per un attimo una piccola, straordinaria opera di Antonello da Messina, ospitata dalla National Gallery di Londra.
Si tratta di un San Gerolamo nello studio nel quale il santo, lungi dall'essere il trafelato eremita di tanti altri ritratti, è invece un ordinato cardinale che studia. La pulizia, la perfezione, la calma che quel dipinto trasmette sono indubbiamente un portato della rigorosissima costruzione della scena, a cominciare dall'oggettivazione derivante dal fatto che l'insieme è respinto all'interno dall'arco ribassato che incornicia la composizione. Non è quindi la figura che domina lo spazio ma lo spazio costruito che "trova" la figura e anche le innumerevoli suppellettili, compreso l'immancabile leone, sepolto in un'ombra dello scrittoio al quale il santo-studioso è assiso, circondato dai suoi ninnoli simbolici.
Lo spazio del parabrezza, o del lunotto posteriore, o dei vetri laterali "trova" le figure di Palmero. Un'architettura elementare, divenuta ormai un archetipo, dà il senso e il ruolo di ognuno, con le sue suppellettili e i suoi attrezzi. I parafernalia che ci trasciniamo dietro e che ci connotano e definiscono.
Le moto sono più sbarazzine ma solo apparentemente perché l'esigenza è la stessa. Ci sfrecciano accanto, i moderni centauri, e farci un'opinione di loro è questione di un momento. La percezione che di loro abbiamo è pur sempre mediata attraverso la "nostra" e la "loro" cornice.
Cinema. Non è un caso che una delle prime uscite della carriera espositiva recente di Palmero sia avvenuta nel ridotto di un cinema, né che una delle sue prime importanti mostre abbia avuto luogo in una galleria della Côte d'Azur.
Il cinema è uno dei primi momenti nei quali l'automobile ha trovato la sua esaltazione come luogo della vita. Piaccia o non piaccia, chilometri di pellicola sono stati girati a esaltazione del mezzo, della sua funzione. Il cinema ha connotato caratteri, divi e azione, VITA, attraverso i vetri delle automobili.
E la Costa Azzura. Sarà un caso che la regina delle automobili, la Rolls, abbia in produzione, da decenni, uno dei suoi modelli più fortemente simbolici che si chiama Corniche, come le spettacolari strade che percorrono, appunto, la Costa Azzurra ma anche come "cornice", ambito, spazio che delimita e nel quale si recita e si vive?
Così, a Guido non resta che augurare di percorrere in Rolls le Corniches all'ombra delle quali la sua carriera espositiva è nata, certi che, anche nell'immancabile successo che gli arriderà, ogni tanto, non potrà fare ameno di intravedere un lampo giallo al parabrise. Memento, forse, di un sole di casa nostra.
Roberto Baravalle
Testo critico del catalogo della mostra di Nizza (FR) 2007
Lo sguardo e la visione
Volti di donne e uomini ritratti nel chiuso dell'abitacolo di automobili, giovani felici e sorridenti con casco integrale e sciarpe al vento in sella a moto, attori famosi di celebri film, artisti, galleristi, amici, famigliari visti attraverso il vetro trasparente e leggermente curvo del parabrezza. Un unico paio d'occhi registra tante situazioni entrando nel fluire d'innumerevoli visioni. Sono essenzialmente ri-tratti, immagini fisiche e mentali che nascono dal desiderio di fermare ciò che è mutevole, transitorio, contingente. Chi osserva per volontà dell'autore, si trova nella particolare condizione di poter guardare (con occhi prestati) come attraverso il mirino di una macchina fotografica. Il pennello è il mio obiettivo. Nelle sue mani, l'antico strumento della pittura, ritrova una nuova vitalità quasi giungendo a simulare l'immagine fotografica. Una tecnica particolarmente precisa e attenta, utilizzata per realizzare fisionomie, gesti o posture capaci di svelare soprattutto le relazioni dei personaggi, a volte anonimi in altri casi assolutamente noti. Sempre protagonisti di realtà transitorie e in continuo movimento, eternati forse congelati, come se gli accadimenti nel loro farsi potessero essere riuniti in un ideale album fatto di incontri fugaci, situazioni quotidiane, complicate/semplificate dalla retro/visione. Si tratta quasi di una sintesi formale, utile forse a ricucire lo strappo ottocentesco tra arte e vita, tra lo spazio virtuale dell'opera d'arte e lo spazio fenomenologico del reale. dichiara con semplicità Guido Palmero a proposito dei suoi dipinti
Un segreto fatto d'abilità, sapienza tecnica e tempo (un'infinità di tempo per fermare un attimo) per mezzo del quale l'artista realizza immagini di persone comodamente raccolte nell'abitacolo della propria vettura oppure in sella ad un motociclo, al riparo, dietro il parabrezza. Un assottigliamento di confine tra immagine fotografica e pittorica, utilizzato da Guido Palmero per porre in evidenza quanto le nuove condizioni percettive imposte dalla scienza e dalla tecnologia, prima ancora che i mutati atteggiamenti filosofici e intellettuali, di fatto, hanno determinato per l'umanità le nuove visioni del reale, nel XX secolo. Viaggiare su veicoli a motore è un andar controvento, una sfida e allo stesso tempo una conquista, della meccanica, dell'industria, della tecnologia. Nel secolo appena passato l'uomo ha realizzato tanti antichi sogni: viaggiare velocemente, comodamente,
volare. Parallelamente ha sviluppato nuovi modi di vedere, come ulteriori facoltà conoscitive, lo sguardo dall'alto del volo aeronautico, la trasparenza dei corpi radiografati, la visione accelerata dalla velocità dell'automobile. In tal senso l'automobile da mezzo atto ad alloggiare il corpo, potenziamento ed estensione, nel tempo si è fatta corazza, destriero, alcova, diaframma. La strana scatola, per molti una casa in miniatura, in velocità realizza, nell'attualità del nostro tempo, le anticipazioni estetiche del cambio di prospettiva proprie del dinamismo futurista. Uno spazio d'invenzione chiuso e allo stesso tempo aperto sul mondo, sintesi - quasi un ossimoro - di spazio ristretto e libertà. L'abitacolo dell'auto - spesso accogliente per la prossimità delle persone, a volte costrittivo, intimo, privato, liberatorio - può diventare allo stesso tempo luogo della finzione, complesso sistema di codici e posture. Qui nel chiuso dell'auto lo sguardo è sempre negato agli occhi del vicino, vi è un'unica possibilità guardare avanti.
Come nell'andare, nel percorso della conoscenza, la vita stessa è intesa come passaggio temporaneo per realizzare percorsi, obiettivi, desideri, ambizioni.
Nella produzione pittorica di Guido Palmero persone e consuetudini colte nell'atto del guidare o del viaggiare (sempre in transito), sono minuziosamente riprodotti con un virtuosismo pittorico, tanto sbalorditivo quanto inusuale, sia per il supporto scelto sia per la resa formale. Tra le realizzazioni più recenti un omaggio a Michelangelo Pistoletto, artista, filosofo ed esteta del limite metafisico della soglia dello specchio. Nel dipinto è ritratto alla guida dell'auto, affiancato dal suo doppio, intento a osservare dallo specchietto retrovisore l'immagine della Venere degli Stracci (1967), sua emblematica installazione, sintesi formale di concetto e materia, storia e memorie, passato e presente. Un cortocircuito spazio-temporale per una particolarissima visione, quasi una moderna epifania del tempo presente, contenitore e contenuto, di realtà flessibili, realizzazioni visive del continuum spazio/tempo d'immagini forse a tratti un po' allucinate ma sempre poetiche, curve, morbide quasi pastose.
Un invito ad andare o forse a lasciarsi andare, un modo peculiare di essere nel mondo, di muoversi nel mondo: on the road.
Anna Pironti
2004 50° Eurovespa - Lisbona
2005 "Ritratti al Cinema" - Multisala Cinema
Italia di Saluzzo
2006 " In Viaggio" , promossa da "Ellisse -
Progetti culturali per il territorio" -
Magliano Alpi (Cn)
Esposizione di "parabrezza
d'automobile e occhiali dipinti" in
concomitanza con la mostra dell'artista
francese Patrick Moya:
"L'ARCHE de MOYA"
al Grande Arche della Defance a Parigi
"Controvento" - Memorie Scolorite
International - Museo Civico di Casa
Cavassa di Saluzzo
2007 Partecipazione ad Arte, Poesia e
Musica Vaganti" - Progetto "Spazio
Arte" e "Antidogma Musica"
Mostra personale "Parabrezza"
Galerie Ferrero
2, rue de Congrès - Nizza (Francia).
2008 "Nel colore della fiaba"
Mostra itinerante - Progetto Ass. Magau
Cuneo - Sala San Giovanni
Savigliano - Museo Civico A. Olmo
Esposizione di incisioni sui Miti
Commissionate da Atelier Elanor e Spazio Arte
S. Maria del Monastero Manta (Cn)
Mostra personale "Moving art"
Antico Palazzo Comunale
Saluzzo (Cn)
Partecipazione a "Viaggi, miraggi..."
teatro, musica e pittura
Ass. Luna Lucebat-Comune di Rifreddo
Ex abbazia femminile cistercense - Rifreddo (Cn)
Esposizione di incisioni sui Miti
Commissionate da Atelier Elanor e Spazio Arte
Galleria Calandra - Torino
2009 In Orbem, Collettiva
Apt Massa Carrara, Marina di Massa
"Saluzzo Arte 2009"
Fondazione Amleto Bertoni Città di Saluzzo
Antiche Scuderie - Piazza Montebello, 1 Saluzzo
"La Bicicletta incantata"
Museo dei Campionissimi - Novi Ligure
"ARTour Maroc 2009"
Consolato Generale d'Italia - Casablanca
Galerie Mohamed Drissi - Tangeri
Palais Moulay Hfid -Tangeri
"L'Utima Carovana
in Pensieri, Parole e Opere"
Fondazione Amleto Bertoni - Saluzzo (Cn)
Proponendo "La bicicletta incantata" Expò Arte - Forte dei Marmi 2010 "Aspetti Multiformi del Contemporaneo" Torino ARTgallery - via Vanchiglia 6 - Torino "Clik-una passione - Il Colore-una passione" Salotto dell'arte - via Argonne 1/C - Torino "Figure..." Salotto dell'arte - via Piol 9 Rivoli (TO) Biennale dell'U.M.A.M. Sur le theme des "clairs-obscurs" Chateau-Musée Grimaldi Haut-de-Cagnes ARTour ITALIA - FRANCIA Museo dei Campionissimi Novi Ligure (AL) PROPONENDO Expò Arte - Forte dei Marmi